{"id":3515,"date":"2012-08-06T11:05:05","date_gmt":"2012-08-06T09:05:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.studiogiardini.com\/wordpress\/?p=3515"},"modified":"2015-11-03T12:36:15","modified_gmt":"2015-11-03T10:36:15","slug":"intra-ue-partita-iva-rappresentante-stabile-organizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiogiardini.com\/wordpress\/intra-ue-partita-iva-rappresentante-stabile-organizzazione.html","title":{"rendered":"INTRA UE: Partita IVA + Rappresentante = Stabile Organizzazione"},"content":{"rendered":"<p><strong>Fonte: Fisco Oggi<\/strong><\/p>\n<p><strong>Data: 2\/8\/2012<\/strong><\/p>\n<p><strong>Autore: V. Giuliani<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il requisito impositivo si ricava con un ragionamento logico-giuridico. Al contribuente resta la possibilit\u00e0 di provare l\u2019insussistenza degli elementi che lo individuano.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019impresa straniera, a cui \u00e8 stato attribuito dall\u2019Amministrazione finanziaria il numero di partita IVA e un rappresentante fiscale, assolve l\u2019imposta nel territorio italiano. E\u2019 da questi elementi che si ricava il presupposto impositivo della stabile organizzazione, fatto salvo l\u2019onere di provare la presenza di elementi a sostegno del diritto al rimborso dell\u2019IVA versata per acquisti intra UE da parte del contribuente.<\/p>\n<p><strong>Il caso<\/strong><br \/>\nUna societ\u00e0 estera si vide rifiutare dall\u2019Amministrazione finanziaria italiana l\u2019istanza di rimborso, ai fini delle imposte indirette, per degli acquisti effettuati sul territorio dello Stato, in quanto titolare di partita Iva, fatto che avrebbe caratterizzato la qualit\u00e0 di stabile organizzazione in Italia e che non avrebbe concesso all\u2019azienda il diritto alla ripetizione dell\u2019imposta.<br \/>\nAvverso il diniego, i legali della societ\u00e0 proposero ricorso al giudice di merito che, sia in primo grado sia in appello, accolse in\u00a0<em>toto<\/em>\u00a0quanto contestato dall\u2019azienda straniera.<\/p>\n<p>In particolare, la ricorrente richiamava il disposto dell\u2019<strong>articolo 44, co.3, DL 331\/1993<\/strong>, il quale prevede, per l\u2019attribuzione della partita Iva, la nomina di un rappresentante minore o cosiddetto leggero, il che avrebbe pacificamente concesso il diritto alla detrazione dell\u2019imposta alla societ\u00e0 perch\u00e9 non si trattava della costituzione di una vera e propria stabile organizzazione.<\/p>\n<p>Il giudice di merito aveva motivato la sentenza di accoglimento del ricorso chiarendo che l\u2019Amministrazione finanziaria non aveva provato, nel giudizio, gli elementi su cui aveva basato la pretesa impositiva. In buona sostanza, secondo la Ctr, non era condizione sufficiente la titolarit\u00e0 della partita IVA da parte della societ\u00e0 affinch\u00e9 si potesse evincere il requisito della stabile organizzazione nel territorio italiano, ancor meno con la costituzione di un rappresentante fiscale leggero.<\/p>\n<p>Avverso la decisione della Ctr, l\u2019Agenzia proponeva ricorso per cassazione.<\/p>\n<p><strong>La decisione della Corte<\/strong><br \/>\nIl Collegio, nell\u2019ordinanza 12633 del 20 luglio, ha preliminarmente evidenziato l\u2019errore in diritto della sentenza dei giudici d\u2019appello, nel punto in cui veniva dichiarato che l\u2019ufficio non aveva \u201c<em>provato che la societ\u00e0<\/em>\u201d avesse \u201c<em>in Italia una stabile organizzazione, non essendo la partita Iva e la presenza di un rappresentante fiscale leggero sufficienti a determinare la stabile organizzazione di un&#8217;impresa<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>In particolare, la giurisprudenza della Corte ha pi\u00f9 volte affermato che <strong>si ravvisa il requisito impositivo della stabile organizzazione, secondo un ragionamento logico-giuridico, nel momento in cui l\u2019Amministrazione finanziaria attribuisce il numero di partita Iva al soggetto che lo richiede; pertanto, da questo momento, gli vengono preclusi i benefici fiscali della detrazione dell\u2019imposta per gli acquisti effettuati nel territorio comunitario.<\/strong><br \/>\nInfatti, \u00e8 proprio l\u2019articolo 38-<em>ter<\/em>\u00a0DPR 633\/1972 che prevede, per i soggetti domiciliati e residenti negli Stati membri della Comunit\u00e0 europea, il diritto al rimborso dell&#8217;imposta, nel caso in cui essi siano privi di stabile organizzazione in Italia e di rappresentante nominato ai sensi del comma 2 dell\u2019articolo 17. <strong>L\u2019onere della prova, per la fruizione del menzionato beneficio fiscale, ricade sul contribuente e non anche sull\u2019Amministrazione finanziaria.<\/strong><\/p>\n<p>La Cassazione, con l\u2019<strong>ordinanza 12633\/2012<\/strong>, ben chiarisce che la societ\u00e0 estera, avendo effettuato operazioni nel territorio italiano, palesate dal fatto che ne aveva richiesto il rimborso dell\u2019Iva e, avendo nominato un rappresentante fiscale (seppur leggero), aveva superato di fatto la presunzione di prova contraria derivante dalla titolarit\u00e0 della partita Iva, rivelando la presenza della stabile organizzazione nello Stato.<br \/>\nFatta salva la possibilit\u00e0 che l\u2019ordinamento tributario offre al contribuente di fornire prova contraria a dimostrazione della mancanza degli elementi in ordine materiale e personale che individuano la nozione di stabile organizzazione (<em>cfr<\/em>\u00a0Cassazione 3570\/2003 e 6799\/2004).<\/p>\n<p>Inoltre, non avendo la societ\u00e0 straniera allegato nel controricorso ulteriori elementi atti a sorreggere l\u2019insussistenza dei presupposti impositivi accertati dal Fisco e avendo nominato un rappresentante fiscale nel territorio italiano, il Collegio ha confermato il diniego al diritto del rimborso Iva.<\/p>\n<p>Nel controricorso, la societ\u00e0 straniera aveva evidenziato come il <a href=\"https:\/\/www.studiogiardini.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/downloads\/2011\/03\/Regolamento.CE_.282.2011.pdf\"><strong>regolamento 282\/2011<\/strong><\/a> del consiglio UE esclude che l\u2019attribuzione al contribuente del numero di partita Iva non sia di per s\u00e9 sufficiente a considerare il soggetto passivo dell\u2019imposta in possesso del requisito impositivo della stabile organizzazione all\u2019interno del territorio dello Stato.<br \/>\nIn tal caso, la Corte di cassazione, con l\u2019ordinanza 12633\/2012, ha chiarito che <strong>il richiamato regolamento del consiglio Ue \u00e8 teso a fissare il concetto di stabile organizzazione ai fini del principio di territorialit\u00e0 e non anche dal punto di vista della ripartizione dell\u2019onere della prova tra contribuente e Amministrazione finanziaria.<\/strong><br \/>\nIn buona sostanza, <strong>spetta sempre al contribuente fornire elementi a sostegno del diritto al rimborso dell\u2019Iva versata per acquisti intracomunitari.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fonte: Fisco Oggi Data: 2\/8\/2012 Autore: V. 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