{"id":3585,"date":"2012-09-18T09:22:39","date_gmt":"2012-09-18T07:22:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.studiogiardini.com\/wordpress\/?p=3585"},"modified":"2015-10-29T17:19:40","modified_gmt":"2015-10-29T15:19:40","slug":"corte-ue-no-esenzione-iva-senza-prova-di-buona-fede","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiogiardini.com\/wordpress\/corte-ue-no-esenzione-iva-senza-prova-di-buona-fede.html","title":{"rendered":"CORTE UE C-273\/11: no esenzione IVA senza prova di buona fede"},"content":{"rendered":"<p><strong>Fonte: Fisco Oggi &#8211; causa\u00a0<strong>C-273\/11<\/strong><br \/>\nAutore: A. De Angelis<br \/>\nData: 17\/09\/2012<\/strong><br \/>\nL\u2019articolo 138, paragrafo 1, della direttiva 2006\/112\/CE del Consiglio (VI direttiva Iva), disciplina le condizioni per cui \u00e8 possibile usufruire delle esenzioni Iva. Proprio sulla sussistenza di tali condizioni verte la domanda pregiudiziale pervenuta ai giudici della Corte di giustizia europea. La questione controversa, infatti, concerne la negata possibilit\u00e0, alla societ\u00e0 ricorrente, di beneficiare del regime di esenzione dall\u2019Iva in merito alla cessione intracomunitaria di beni.<\/p>\n<p><strong>Il procedimento principale<\/strong><br \/>\nLa societ\u00e0 ricorrente, stabilita in Ungheria, concludeva un contratto di compravendita con un\u2019altra societ\u00e0 stabilita in Italia. Le modalit\u00e0 di esecuzione stabilivano che l\u2019esecuzione avrebbe avuto luogo in funzione del peso caricato e che l\u2019acquirente avrebbe provveduto al trasporto della merce. Una volta effettuata la pesatura, il vettore provvedeva a presentare la lettera di trasporto. Per tale operazione di compravendita nel settembre 2009 erano emesse due fatture in esenzione Iva. La prima saldata dalla societ\u00e0 ungherese, la seconda rimasta da pagare. A seguito di una verifica fiscale, l\u2019Amministrazione tributaria ungherese chiedeva informazioni sulla societ\u00e0 italiana circa la registrazione con numero di identificazione ai fini Iva, venendo a conoscenza del fatto della mancanza del numero. In sede di procedimento tributario non si riusciva a dimostrare il perfezionamento di una operazione di compravendita comunitaria, oggetto della controversa esenzione Iva. Questa conclusione era confermata anche nella decisione del giudice ungherese riconoscendo a carico della societ\u00e0 ricorrente un debito tributario per l\u2019Iva non versata in quanto erroneamente ritenuta esente. Di conseguenza, la societ\u00e0 ricorrente, presentava ricorso dinanzi al giudice del rinvio con la richiesta di annullare la decisione di primo grado che la condannava al versamento dell\u2019Iva. Per chiarire la portata del comportamento della societ\u00e0, ai fini del diritto all\u2019esenzione dall\u2019Iva, il giudice nazionale sospendeva il procedimento e rimetteva la questione ai giudici europei.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>Le questioni pregiudiziali<\/strong><br \/>\nIl rinvio del giudice nazionale, ai togati europei, verte principalmente su <strong>due questioni<\/strong>. <strong>La prima<\/strong> questione riguarda l\u2019interpretazione delle disposizioni comunitarie, di cui alla fattispecie principale, in merito alla <strong>possibilit\u00e0 che uno Stato membro possa negare il beneficio dell\u2019esenzione Iva, nel caso di una cessione intracomunitaria, dove non ci sia stato il trasferimento, alla parte acquirente, del diritto di disporre del bene<\/strong>. Nella<strong> seconda<\/strong>, invece, il dubbio interpretativo riguarda il <strong>diniego di esenzione laddove l\u2019Amministrazione tributaria di altro Stato membro cancelli il numero di identificazione Iva con efficacia retroattiva<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Sulle questioni pregiudiziali<\/strong><br \/>\nL\u2019articolo 138, paragrafo 1, della sesta direttiva Iva sancisce i requisiti necessari per qualificare una compravendita quale cessione intracomunitaria. Al sussistere di tali requisiti gli Stati membri possono esentare dall\u2019Iva le compravendite di beni intracomunitarie. Ma al riguardo, da consolidata giurisprudenza della Corte, si evince che, <strong>ai fini dell\u2019esenzione, sia necessario che la parte acquirente abbia acquisito il diritto di disporre del bene e quindi sia stato effettuato il trasporto dei beni<\/strong>. I giudici europei, sottolineano, come sia difficile, in virt\u00f9 della libera circolazione delle merci e delle persone, stabilire se sia avvenuto o meno il trasferimento fisico dei beni. Pertanto, per le autorit\u00e0 tributarie diventa difficile verificare l\u2019avvenuto trasferimento e devono, gioco forza, basarsi sulle prove fornite dai soggetti passivi. In considerazione di ci\u00f2, \u00e8 il giudice nazionale chiamato a stabilire l\u2019avvenuto trasferimento e gli Stati membri possono negare l\u2019esenzione Iva qualora il soggetto passivo non riesca a dimostrare l\u2019avvenuta disposizione del bene o di essersi comportato secondo buona fede. In merito all\u2019altro quesito, l\u2019avvenuta cancellazione del numero identificazione Iva, ad opera di altro Stato membro, con effetto retroattivo ma dopo la data di cessione non inficia lo status fiscale del soggetto passivo il quale mantiene il diritto alla esenzione Iva.<\/p>\n<p><strong>La pronuncia della Corte<\/strong><br \/>\nLe disposizioni comunitarie in materia di esenzioni Iva, in particolare, l\u2019articolo 138, paragrafo 1, della sesta direttiva Iva, nelle circostanze di cui alla fattispecie principale, devono essere interpretate nel senso che <strong>si possa negare il beneficio dell\u2019esenzione dall\u2019imposta sul valore aggiunto<\/strong>. Il mancato beneficio, per\u00f2, va giustificato, come nel caso di specie, da un comportamento della parte venditrice tale da favorire l\u2019evasione dell\u2019imposta. Nel contempo, i giudici europei, in forza della richiamata normativa, si sono espressi nel senso che <strong>non si pu\u00f2 negare l\u2019esenzione di una cessione intracomunitaria se lo Stato di provenienza dei beni adotta misure, con efficacia retroattiva, tali da incidere sui requisiti necessari per beneficiare di tale esenzione.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fonte: Fisco Oggi &#8211; causa\u00a0C-273\/11 Autore: A. 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