{"id":3875,"date":"2012-12-11T10:04:42","date_gmt":"2012-12-11T08:04:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.studiogiardini.com\/wordpress\/?p=3875"},"modified":"2015-10-29T17:16:01","modified_gmt":"2015-10-29T15:16:01","slug":"rimborso-iva-ue-partita-iva-stabile-organizzazione-no-al-rimborso-da-non-residente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiogiardini.com\/wordpress\/rimborso-iva-ue-partita-iva-stabile-organizzazione-no-al-rimborso-da-non-residente.html","title":{"rendered":"RIMBORSO IVA UE: Partita Iva = stabile organizzazione. No al rimborso da non residente"},"content":{"rendered":"<p><strong>Fonte: Fisco Oggi<\/strong><\/p>\n<p><strong>Data: 7\/12\/2012<\/strong><\/p>\n<p><strong>Autore: S. Ungaro<\/strong><\/p>\n<p><strong>Inammissibile il ricorso contro il diniego dell\u2019ufficio e nessuna rilevanza al fatto che l\u2019operazione commerciale non sia stata effettuata tramite il rappresentante fiscale.<\/strong><\/p>\n<p>Salvo prova contraria, <strong>l\u2019attribuzione a un soggetto straniero della partita Iva fa presumere l\u2019esistenza in Italia di una sua stabile organizzazione.<\/strong> E\u2019 questo il principio ribadito dalla Corte di cassazione con la sentenza 21380 del 30 novembre.<\/p>\n<p><strong>Il fatto<\/strong><br \/>\nL\u2019Agenzia delle Entrate aveva notificato a una societ\u00e0 non residente, in seguito alla sua richiesta di rimborso dell\u2019Iva, un provvedimento di diniego. Ci\u00f2, in quanto il possesso di codice fiscale e di partita Iva consentiva di presumere l\u2019esistenza di una stabile organizzazione in Italia, con il conseguente venir meno dei requisiti indicati nell\u2019articolo 38-<em>ter<\/em>\u00a0del Dpr 633\/1972 per l\u2019esecuzione dei rimborsi ai soggetti non residenti.<\/p>\n<p>Al riguardo, \u00e8 opportuno ricordare che l\u2019articolo 38-<em>ter<\/em>, nella formulazione vigente all\u2019epoca dei fatti, prevedeva il diritto dei soggetti domiciliati e residenti negli Stati membri della Comunit\u00e0 europea al rimborso dell\u2019Iva nel caso in cui fossero privi di stabile organizzazione in Italia e di rappresentante nominato ai sensi dell\u2019articolo 17, comma 2, del Dpr 633\/1972.<\/p>\n<p>Tuttavia, non \u00e8 stata dello stesso avviso la Commissione tributaria provinciale che, con sentenza confermata dai giudici d\u2019appello, ha accolto il ricorso del contribuente e ritenuto che la nomina di un rappresentante fiscale in Italia e la conseguente attribuzione di partita Iva non dimostrassero \u201c<em>di per s\u00e9 l\u2019esistenza di una stabile organizzazione, che \u00e8 un fatto che pu\u00f2 essere agevolmente dimostrato e non pu\u00f2 essere presunto<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il ricorso per cassazione<\/strong><br \/>\nAvverso la sentenza d\u2019appello l\u2019Agenzia delle Entrate ricorreva per cassazione, lamentando la violazione e la falsa applicazione dell\u2019articolo 38-<em>ter<\/em>\u00a0del Dpr 633\/1972.<br \/>\nPer l\u2019ufficio, infatti, nel sistema dei rimborsi dell\u2019Iva, la circostanza che il soggetto comunitario non residente avesse nominato un rappresentante fiscale (articolo 17 del Dpr 633\/1972) comportava l\u2019impossibilit\u00e0 di richiedere rimborsi infrannuali attraverso il sistema disciplinato dall\u2019articolo 38-<em>ter<\/em>, primo comma, a prescindere dalla circostanza, del tutto irrilevante, che l\u2019operazione fosse stata o meno effettuata per il tramite del suddetto rappresentante legale.<\/p>\n<p><strong>La pronuncia<\/strong><br \/>\nLa Corte di cassazione, con la sentenza 21380 del 30 novembre, ha ritenuto manifestamente fondato il ricorso presentato dall\u2019Agenzia delle Entrate, dal momento che, come gi\u00e0 affermato in precedenza dagli stessi giudici di legittimit\u00e0 (Cassazione, sentenze 17373\/2002, 10925\/2002, 7689\/2002, 3570\/2003 e 6799\/2004), dall\u2019attribuzione della partita Iva a un soggetto che ne abbia fatta richiesta deriva, per ragioni di ordine logico-giuridico, la presunzione dell\u2019esistenza di una stabile organizzazione.<br \/>\nTale presunzione, tuttavia, non \u00e8 di ordine assoluto, per cui non \u00e8 precluso a colui che agisca per il rimborso a norma dell\u2019articolo 38-<em>ter<\/em>\u00a0del Dpr 633\/1972 (nella versione vigente all\u2019epoca dei fatti) dimostrare la mancanza in concreto di quegli elementi di ordine personale e materiale che contrassegnano la nozione di stabile organizzazione.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 nonostante, ha concluso la Corte suprema, non appare di alcuna rilevanza la circostanza valorizzata dai giudici di merito per sostenere l\u2019ammissibilit\u00e0 del ricorso alla procedura di rimborso nel caso di specie, ovvero che l\u2019operazione commerciale da cui deriva il credito d\u2019imposta sia stata effettuata senza avvalersi del nominato rappresentante fiscale.<br \/>\nPer i suddetti motivi, la Cassazione ha ribaltato il verdetto dei giudici di merito e cassato la sentenza d\u2019appello, con rinvio della causa ad altra sezione della Commissione tributaria regionale.<\/p>\n<p><strong>Il precedente<\/strong><br \/>\nNon molti anni fa, la Suprema corte ha affrontato l\u2019analogo caso di un contribuente non residente (si trattava di una famosa societ\u00e0 operante nel settore del tabacco) al quale l\u2019Amministrazione finanziaria aveva negato il rimborso\u00a0<em>ex<\/em>\u00a0articolo 38-<em>ter<\/em>\u00a0dell\u2019Iva pagata per rivalsa nell\u2019anno 1995 in relazione a operazioni imponibili fatturate da terzi in Italia. Anche in tal caso, l\u2019ufficio aveva emesso il provvedimento di diniego, poi impugnato dinanzi ai giudici tributari, sulla base della ritenuta esistenza in Italia di una stabile organizzazione della societ\u00e0 stessa.<br \/>\nIl ricorso della societ\u00e0 era stato accolto in primo grado in quanto, per la Ctp, l\u2019ufficio non aveva offerto elementi di fatto e di diritto atti a dimostrare che la ricorrente risultava disporre di una stabile organizzazione in Italia. Cosa che, invece, era evidente per i giudici di appello, per effetto dell\u2019attribuzione della partita Iva.<br \/>\nLa questione \u00e8 stata risolta definitivamente dalla Corte di cassazione con la sentenza 7703 del 13 aprile 2005 (richiamata anche dalla sentenza 21380\/2012), che ha ribadito il <strong>principio<\/strong> costantemente affermato dalla giurisprudenza di legittimit\u00e0: <strong>dall\u2019attribuzione della partita Iva a un soggetto straniero deriva la presunzione dell\u2019esistenza in Italia di una sua stabile organizzazione, ferma restando la possibilit\u00e0 per l\u2019interessato di dimostrare l\u2019insussistenza degli elementi che la caratterizzano. Nessun ulteriore onere probatorio incombe, invece, sull\u2019Amministrazione finanziaria.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fonte: Fisco Oggi Data: 7\/12\/2012 Autore: S. 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