{"id":4242,"date":"2013-06-11T09:10:08","date_gmt":"2013-06-11T07:10:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.studiogiardini.com\/wordpress\/?p=4242"},"modified":"2015-10-29T12:11:50","modified_gmt":"2015-10-29T10:11:50","slug":"intra-ue-per-la-non-imponibilita-iva-va-dimostrato-leffettivo-trasferimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiogiardini.com\/wordpress\/intra-ue-per-la-non-imponibilita-iva-va-dimostrato-leffettivo-trasferimento.html","title":{"rendered":"INTRA UE: per la non imponibilit\u00e0 IVA va dimostrato l&#8217;effettivo trasferimento"},"content":{"rendered":"<div>\n<div><strong>Fonte: Fisco Oggi<\/strong><\/div>\n<div><strong>Data: 10 Giugno 2013<\/strong><\/div>\n<div><strong>Autore: S. Ungaro<\/strong><\/div>\n<\/div>\n<p><strong>Iva intracomunitaria: senza malafede,\u00a0non significa essere \u201cinnocente\u201d<\/strong><\/p>\n<div>Per usufruire del regime di non imponibilit\u00e0 delle operazioni all\u2019interno dell\u2019Ue, non \u00e8 sufficiente la \u201cforma\u201d. <strong>Bisogna anche dimostrare l\u2019effettivo trasferimento del bene.<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Per usufruire del regime di non imponibilit\u00e0 ai fini Iva delle operazioni intracomunitarie, non bastano gli adempimenti di natura formale, ma il cedente deve provare anche l\u2019esistenza dello scambio intracomunitario ovvero l\u2019effettivo trasferimento del bene in altro Paese dell\u2019Unione europea.<br \/>\n\u00c8 quanto affermato dalla <strong>Corte di cassazione nella sentenza n. 12964 del 24 maggio 2013.<\/strong><strong>La vicenda<\/strong><br \/>\nLa Guardia di finanza contestava a una societ\u00e0 a responsabilit\u00e0 limitata la fatturazione di merci asseritamente destinate all\u2019esportazione in favore di una societ\u00e0 tedesca, ma in realt\u00e0 movimentate esclusivamente in Italia.<br \/>\nVeniva quindi emesso nei confronti della societ\u00e0 contribuente, che si era avvalsa del regime di non imponibilit\u00e0 delle operazioni intracomunitarie, un avviso di accertamento, relativo all\u2019anno d\u2019imposta 2009, per il recupero dell\u2019Iva, con ulteriore irrogazione di sanzioni.<br \/>\nI giudici di merito, sia in primo che in secondo grado, accoglievano i ricorsi della societ\u00e0 contribuente che, alla stregua della giurisprudenza della Corte di giustizia, non sarebbe stata tenuta a verificare l\u2019avvenuto trasferimento della merce fatturata in un altro Paese comunitario, ma soltanto a rispettare le prescrizioni normative concernenti gli adempimenti formali.<strong>Il ricorso<\/strong><br \/>\nL\u2019Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per cassazione lamentando la violazione e la falsa applicazione dell\u2019articolo 41, comma 1, lettera a), DL 331\/1993 e dell\u2019art. 28-<em>quater<\/em>, punto a), lettera a), Direttiva 77\/388\/Cee, in relazione all\u2019articolo 360, comma 1, n. 3, del codice di procedura civile.<br \/>\n<strong>L\u2019Amministrazione finanziaria lamentava, in particolare, che la Commissione tributaria regionale, nel respingere l\u2019appello aveva erroneamente ritenuto che non incombesse sul cedente altro onere se non quello di essere in regola con le disposizioni in materia di registrazione delle fatture e delle operazioni intracomunitarie, tralasciando di considerare, per converso, che era proprio il cedente a dover provare l\u2019effettivo trasferimento della merce in un Paese comunitario.<\/strong><\/p>\n<p><strong>La pronuncia<\/strong><br \/>\nLa Corte di cassazione, con la sentenza n. 12964 del 24 maggio, ha accolto il ricorso dell\u2019Agenzia delle Entrate e ha cassato la sentenza impugnata.<br \/>\nI giudici di legittimit\u00e0 hanno ricordato che il beneficio della non imponibilit\u00e0 ai fini Iva ricorre sempre che le cessioni abbiano le caratteristiche indicate dall\u2019articolo 41 DL 331\/1993, tra cui l\u2019<strong>effettiva movimentazione del bene con partenza dall\u2019Italia e arrivo in uno Stato membro dell\u2019Unione europea<\/strong>, indipendentemente dal fatto che il trasporto o la spedizione siano effettuati dal cedente, dal cessionario o da terzi per loro conto.<br \/>\nIn assenza dei presupposti normativamente indicati, le cessioni vengono assoggettate all\u2019imposta nel territorio dello Stato.<\/p>\n<p>Al riguardo, la giurisprudenza di legittimit\u00e0 ha pi\u00f9 volte avuto modo di precisare che <strong>l\u2019onere di provare l\u2019esistenza dello scambio intracomunitario (cio\u00e8 l\u2019effettivo trasferimento del bene nel territorio di altro Stato membro) grava sul contribuente cedente, che emette la fattura e non applica l\u2019imposta nei confronti del cessionario<\/strong> (articolo 50, comma 1, Dl 331\/1993), <strong>dichiarando che l\u2019operazione non \u00e8 imponibile<\/strong> (articolo 46, comma 2, Dl 331\/1993).<br \/>\nCi\u00f2, proprio in ragione del principio generale di cui all\u2019articolo 2697 del codice civile, secondo il quale l\u2019onere di provare la sussistenza dei presupposti di fatto, che legittimano la deroga al normale regime impositivo, \u00e8 a carico di chi invoca la deroga (<em>cfr<\/em>\u00a0Cassazione, sentenze 1670\/2013, 13457\/2012, 20575\/2011, 3603\/2009 e 21956\/2010).<\/p>\n<p>Nel caso di specie, dunque, <strong>la societ\u00e0 cedente avrebbe dovuto fornire prova dell\u2019avvenuto trasferimento della merce in altro Paese UE<\/strong>, trattandosi di un elemento strutturale della fattispecie normativa, la cui mancanza impedisce il riconoscimento dello stesso carattere \u201cintracomunitario\u201d dell\u2019operazione (<em>cfr<\/em>\u00a0Cassazione, sentenza 13457\/2012) e fa venir meno il beneficio della non imponibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Infatti, la Corte di cassazione (<em>cfr<\/em>\u00a0 Cassazione, sentenza 1670\/2013), evocando le pi\u00f9 recenti risoluzioni emanate dall\u2019Agenzia delle Entrate (la <a href=\"https:\/\/www.studiogiardini.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/downloads\/2011\/09\/RM.345.2007.prova_.trasporto.UE_.pdf\"><strong>RM 345\/E\/2007<\/strong><\/a> e la <a href=\"https:\/\/www.studiogiardini.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/downloads\/2011\/09\/RM.477.E.2008.prova_.trasporto.UE_.pdf\"><strong>RM 477\/E\/2008<\/strong><\/a>), <strong>pur avendo escluso che il cedente sia tenuto a svolgere attivit\u00e0 investigative<\/strong> sulla movimentazione subita dai beni ceduti dopo che gli stessi siano stati consegnati al vettore incaricato dal cessionario, ha affermato che lo stesso ha il dovere \u201cdi impiegare la normale diligenza richiesta a un soggetto che pone in essere una transazione commerciale e, quindi, di verificare con la diligenza dell\u2019operatore commerciale professionale le caratteristiche di affidabilit\u00e0 della controparte \u2013 Cassazione 13457\/2012 \u2013, dovendo questi procurarsi mezzi di prova adeguati alle necessit\u00e0, capaci se non di dimostrare, quanto meno di non lasciare dubbi circa l\u2019effettivit\u00e0 dell\u2019esportazione e circa la sua buona fede in ordine a tale dato. Ci\u00f2, peraltro, nella consapevolezza che la concreta individuazione delle condotte, che il cedente deve tenere (o astenersi dal tenere), perch\u00e9 lo si possa giudicare in buona fede nell\u2019esecuzione di una cessione intracomunitaria non conclusasi con l\u2019effettivo trasferimento dei beni ceduti nello Stato membro di destinazione, attiene a valutazioni riservate al giudice di merito in quanto inevitabilmente legate alle specifiche caratteristiche di ciascuna vicenda \u2013 Cassazione 8132\/2011\u201d.<\/p>\n<p>In definitiva, <strong>non incombe sul cedente l\u2019onere di escludere la prova della propria malafede, ma semmai di provare con ogni mezzo l\u2019effettivit\u00e0 dell\u2019esportazione e, qualora sia invece provato e ammesso che tale esportazione non vi \u00e8 stata, di dimostrare che il cedente \u00e8 stato tratto in inganno nonostante avesse adottato le opportune cautele per evitare tale aggiramento.<\/strong><br \/>\nOrbene, nel caso di specie, i giudici di appello non hanno applicato correttamente i principi appena espressi, motivo per cui i giudici di piazza Cavour hanno rinviato la causa ad altra sezione della Commissione tributaria regionale.<\/p>\n<\/div>\n<div>Ancora una sentenza della Cassazione sul tenore di tutte quelle degli ultimi dieci anni e pi\u00f9.<strong>\u00a0Morale: l&#8217;effettivo trasferimento deve essere sempre dimostrato dal contribuente, &#8220;con qualsiasi mezzo&#8221;.<\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fonte: Fisco Oggi Data: 10 Giugno 2013 Autore: S. 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