{"id":5460,"date":"2015-10-01T09:08:12","date_gmt":"2015-10-01T07:08:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.studiogiardini.com\/wordpress\/?p=5460"},"modified":"2015-10-02T09:08:46","modified_gmt":"2015-10-02T07:08:46","slug":"import-recupero-dazi-import-oltre-i-3-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiogiardini.com\/wordpress\/import-recupero-dazi-import-oltre-i-3-anni.html","title":{"rendered":"IMPORT: recupero dazi import oltre i 3 anni"},"content":{"rendered":"<p><strong>Cassazione 7561\/2015: il recupero a posteriori dei dazi\u00a0<\/strong><strong>pu\u00f2 essere avviato dopo la scadenza del termine di 3 anni, solo se la mancata determinazione del tributo doganale sia avvenuta a causa di un atto costituente reato<\/strong><\/p>\n<p>Con tale sentenza, la Cassazione si \u00e8 pronunciata sul termine di prescrizione per l\u2019azione di recupero\u00a0a posteriori\u00a0di dazi non riscossi (v. art. 221, n. 3 e n. 4, CDC &#8211; Reg. (CEE) 2913\/1992, e art. 84 TULD &#8211; DPR 43\/1973), nello specifico sulla legittimit\u00e0 degli avvisi di revisione d\u2019accertamento emessi dalla dogana, ai fini del recupero dei dazi evasi, a seguito di comunicazione dell\u2019Olaf relativa a falsi certificati Agrim allegati alla dichiarazione doganale presentata all\u2019atto dell\u2019importazione.<br \/>\nAl riguardo, l\u2019Amministrazione doganale aveva impugnato la sentenza di merito, confutando le conclusioni del giudice di seconde cure, che aveva ritenuto estinta la pretesa fiscale esercitata dall\u2019Amministrazione per intervenuta prescrizione dell\u2019azione di accertamento, in conseguenza del decorso del termine triennale ex art. 221 Reg. CEE 2913\/1992.<br \/>\nSecondo l\u2019Amministrazione ricorrente, la conferma della falsit\u00e0 dei predetti certificati produrrebbe, invero, l\u2019effetto di consentire la revisione\u00a0<em>a posteriori<\/em>\u00a0dell\u2019accertamento dei dazi doganali evasi anche oltre il suddetto termine triennale di prescrizione.<br \/>\nEx art. 221, n. 3, CDC si\u00a0introduce una regola di prescrizione in base alla quale, in via di principio, la comunicazione dell\u2019importo dei dazi import o export da pagare non pu\u00f2 pi\u00f9 essere effettuata dopo il termine di tre anni a decorrere dalla data in cui \u00e8 sorta l\u2019obbligazione doganale (v. sentenze Corte Giustizia UE causa C-201\/04; causa C-124\/08 e C-125\/08; causa C-75\/09); si stabilisce, inoltre, che il termine di prescrizione \u00e8 sospeso a seguito di presentazione di un ricorso e per la durata del relativo procedimento.<br \/>\nEx art.221, n.4, CDC come eccezione si dispone che, \u201c<em>alle condizioni previste dalle disposizioni vigenti<\/em>\u201d, le autorit\u00e0 doganali possano procedere a tale comunicazione dopo la scadenza del termine di cui sopra, qualora dette autorit\u00e0 non abbiano potuto determinare l\u2019importo esatto dei dazi legalmente dovuti a causa di un atto \u201c<em>perseguibile penalmente<\/em>\u201d: si tratta di\u00a0un rinvio al diritto nazionale per il regime della prescrizione dell\u2019obbligazione doganale, qualora tale obbligazione sorga a seguito di un atto che era, nel momento in cui \u00e8 stato commesso, perseguibile penalmente.<\/p>\n<p><strong>In Italia<\/strong>, ex art. 84 DPR 43\/1973, l\u2019azione di recupero\u00a0<em>a posteriori<\/em>\u00a0dei dazi import o export non pu\u00f2 essere avviata dopo la scadenza del termine di tre anni dalla data di contabilizzazione dell\u2019importo originariamente richiesto o, se questa non ha avuto luogo, dalla data di insorgenza del debito doganale; tuttavia, la comunicazione al debitore dell\u2019importo dovuto pu\u00f2 avvenire anche dopo il termine triennale nella sola ipotesi in cui la mancata determinazione del dazio sia avvenuta a causa di un atto costituente reato.<\/p>\n<p>Secondo la Cassazione, la proroga del termine di prescrizione richiede pur sempre che, nel corso del termine in parola, e non dopo la sua scadenza, sia trasmessa all\u2019autorit\u00e0 giudiziaria la\u00a0<em>notitia criminis<\/em>, che lega il reato al presupposto di imposta <strong>(v. Cassazione\u00a0sentenza 5384\/2012)<\/strong>. Nel caso\u00a0\u00a0specifico, non risulta nessuna notizia di reato (atto trasmesso dall\u2019Amministrazione all\u2019autorit\u00e0 giudiziaria inquirente) agli atti: quindi manca del tutto agli atti una\u00a0<em>notitia criminis<\/em>\u00a0rilevante ai fini penali, secondo le regole dell\u2019ordinamento nazionale.<br \/>\nStando cos\u00ec le cose, la Cassazione ha concluso che, nel caso concreto l\u2019avviso di revisione dell\u2019accertamento emesso dopo i tre anni deve essere considerato tardivo.<br \/>\nInoltre si segnala che, con la <strong>CM 3\/D\/2015<\/strong>, l\u2019Agenzia Dogane \u00e8 recentemente intervenuta nella materia per prendere atto dell\u2019ormai unanime e consolidato orientamento della Cassazione e invitare gli uffici periferici ad abbandonare i contenziosi in essere, nei casi in cui il contribuente abbia eccepito in sede di giudizio il decorso del termine triennale e il giudice abbia, con la conseguente pronuncia, accertato l\u2019intervenuta prescrizione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cassazione 7561\/2015: il recupero a posteriori dei dazi\u00a0pu\u00f2 essere avviato dopo la scadenza del termine di 3 anni, solo se 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