TERRITORIALITA’: MOSS al Centro Operativo di Pescara dal 1/10/2016

Per il MOSS (regime speciale IVA “Mini One Stop Shop”) dal 01/10/2016 l’ufficio competente sarà il Centro operativo di Pescara e non più quello di Venezia, come previsto dal provvedimento Agenzia Entrate n. 118987/2016, che illustra inoltre:

  • le procedure on line per gli operatori, a seconda che vogliano registrarsi al regime UE o non UE (richieste di identificazione e di registrazione, provvedimenti di sospensione, esclusione e cancellazione dal regime, i controlli automatizzati)
  • le regole per
    • trasmettere la dichiarazione trimestrale IVA riepilogativa delle operazioni effettuate,
    • richiedere la variazione dei dati presentati,
    • comunicare l’intenzione di non fornire più i servizi oggetto del regime o
    • comunicare la perdita dei requisiti richiesti.
  • la CTP di Pescara avrà la competenza per le controversie relative agli atti emessi dal Centro nei confronti dei soggetti che aderiscono al regime;
  • l’assistenza ai contribuenti continuerà a essere curata dai Centri di assistenza multicanale (CAM)

Il nuovo provvedimento sostituisce i provvedimenti n. 122854/2014 e n. 56191/2015.

Che cosa è il MOSS

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INTRA UE: lavorazioni intra UE

Le aziende UE inviano beni in Italia ad aziende italiane per l’esecuzione di  particolari lavorazioni intra UE; i beni, una volta terminata la lavorazione, possono rientrare nello Stato membro d’origine, essere commercializzati direttamente in Italia o essere ceduti e spediti ad acquirenti che si trovano in un altro Paese (UE o extra UE).

Ai fini IVA, le operazioni sono:

  • l’introduzione in Italia di beni comunitari ai fini della lavorazione;
  • la cessione o il trasferimento dei prodotti lavorati.

UE1 >>>beni>>>  IT >>>beni lavorati>>> UE1

Ex art. 38 co.5 lett. a) DL 331/93 l’introduzione in Italia, da parte di un soggetto passivo UE1, di beni comunitari per essere sottoposti ad operazioni di perfezionamento e manipolazioni usuali non costituisce acquisto intra UE se è noto sin dall’inizio che, terminata la lavorazione, i beni saranno rispediti al soggetto passivo nello Stato membro di origine (UE1 >>> IT >>> UE1): il committente UE1 non deve fare alcunchè ai fini dell’IVA italiana, sia all’introduzione dei beni in Italia, sia alla rispedizione dei beni lavorati verso UE1, Stato membro di origine.

Il prestatore IT, se tenuto alla presentazione dell’INTRASTAT mensile, deve riepilogare ai soli fini statistici:

  • l’entrata dei beni: modello INTRA 2-bis, natura della transazione codice 4 “Operazione in vista di una lavorazione per conto terzi”;
  • l’uscita dei beni lavorati verso UE1, Stato membro di origine: modello INTRA 1-bis, codice 5 “Operazione successiva ad una lavorazione per conto terzi”;
  • inoltre le movimentazioni devono essere rilevate nel registro ex art. 50 co.5 DL 331/93.

Se invece i beni non rientrano nello Stato membro di origine.

UE1 >>>beni>>>  IT ………

l’introduzione dei beni in Italia costituisce operazione assimilata ad un acquisto intra UE, ex art. 38 co. 3 lett. b) DL 331/93, e a tal fine per applicare l’imposta dovuta con reverse charge il committente UE1 (senza S.O. in Italia) dovrà registrarsi ai fini IVA mediante identificazione diretta, ex art. 35-ter DPR 633/72, o rappresentante fiscale, ex art. 17 co.3 DPR 633/1972 (Circ. Assonime n. 2/2016). UE1 deve adempiere gli obblighi IVA (tenuta dei registri IVA, liquidazione periodica IVA, versamenti IVA, dichiarazione annuale IVA, INTRASTAT, ecc.). Il prestatore IT non deve in tal caso compilare l’INTRASTAT, ma solo rilevare nel registro le movimentazioni, al fine di vincere le presunzioni di acquisto e di cessione ex DPR 441/97.

            ………           IT >>>beni lavorati>>> ?

la cessione dei beni lavorati ai fini IVA è la seguente:

  • beni ceduti in Italia, l’operazione è una normale cessione interna soggetta a IVA secondo l’aliquota propria del bene; ex art. 17 comma 2 del DPR 633/72, l’IVA dovuta è applicata con il meccanismo del reverse charge dal cessionario, se soggetto passivo IVA IT; in tal caso, il cedente UE1, seppure registrato ai fini IVA in Italia, non deve fatturare tramite il rappresentante fiscale o l’identificazione diretta. Diversamente, se il cessionario è un soggetto privato o un soggetto passivo IVA non stabilito in Italia, il cedente UE1 emette fattura (con IVA) tramite il rappresentante fiscale o l’identificazione diretta.
  • – beni ceduti a soggetti passivi IVA in altro Stato membro UE2 (diverso da quello di origine), l’operazione è una cessione intra UE, non imponibile ex art. 41 DL 331/93;
  • – beni ceduti extra UE, l’operazione è una cessione all’esportazione, non imponibile ex art. 8 co. 1 DPR 633/72.

In entrambi gli ultimi due casi, il soggetto UE1 deve adempiere agli obblighi IVA, mediante il proprio numero di identificazione diretta o il rappresentante fiscale.

Il servizio di lavorazione (prestazione generica B2B) invece viene fatturato dal prestatore IT sempre in capo allo Stato del committente (UE1) soggetto passivo in art.7-ter DPR 633/72. e con l’annotazione “inversione contabile” ex art. 21 co.6-bis lett. a) DPR 633/7 (il servizio non viene MAI fatturato al rappr. fiscale di UE1). Il prestatore IT infine, presenta l’INTRASTAT, ai fini fiscali, per il servizio reso.

TERRITORIALITA’: Stabile organizzazione vs MOSS

Stabile organizzazione vs MOSS: l’operatore soggetto IVA italiano non può utilizzare il MOSS per i servizi elettronici B2C resi a privati in un Paese UE in cui ha già una stabile organizzazione

Il sistema MOSS regime UE, che consente di assolvere gli obblighi IVA sui servizi elettronici resi a privati consumatori residenti nella UE, ha un grosso svantaggio: come chiarito dalla CM 22/E/2016, non si può usare per i servizi che i soggetti passivi IT rendono negli Stati UE in cui hanno una stabile organizzazione.

In questo caso prevale la S.O., e l’IVA deve essere assolta direttamente dalla S.O. nello Stato di consumo e ivi devono essere posti in essere i previsti adempimenti fiscali. Quindi, le prestazioni di servizi TTE (telecomunicazione, teleradiodiffusione e elettronici) rese a privati consumatori dello stesso Stato membro nel quale il prestatore ha la sede della propria attività (ed è identificato al MOSS) non rientrano nel regime speciale, e il soggetto passivo che ha una o più stabili organizzazioni nella UE deve segnalarle all’Autorità fiscale all’atto della registrazione al MOSS, per consentire le verifiche sulla corretta applicazione del regime. Questo vincolo nasce dall’art. 57-quater Reg. UE n. 282/2011, secondo cui “il regime UE non si applica ai servizi di telecomunicazione, di teleradiodiffusione o ai servizi elettronici forniti in uno Stato membro in cui il soggetto passivo ha fissato la sede della propria attività economica o dispone di una stabile organizzazione”.

Cosa succede a livello di dichiarazione e versamento IVA

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TERRITORIALITA’: fornitura servizi elettronici tramite intermediario

Nella fornitura di servizi elettronici tramite intermediario, gli obblighi IVA cadono sul fornitore dei servizi elettronici.

La fattura è diretta dal fornitore al consumatore finale se l’intermediario supera la presunzione di responsabilità ai fini IVA

Con la CM 22/E/2016, l’Agenzia Entrate si è occupata del trattamento IVA della fornitura di servizi elettronici e di telecomunicazioni (TBES  o TTE) e del Regime speciale del MOSS (Mini One Stop Shop); particolarmente interessante è l’analisi della ipotesi seguente, che nella prassi è molto frequente:

  • il prestatore iniziale del servizio (ad es. il soggetto passivo che vende una app o un e-book), vende il suo prodotto/servizio digitale ad un committente “consumatore finale”, ma per il tramite di un intermediario soggetto passivo (ad es. un portale come l’Apple Store, Amazon, Payhip, Gumroad, ecc.), quindi ad es. IT1 sogg. pass. vende app >>>> intermediario soggetto passivo >>>> consumatore finale (IT, UE, extra UE)

Chi è in questi casi il soggetto passivo che deve adempiere gli obblighi IVA relativi al servizio fornito al consumatore finale?

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